giovedì 19 luglio 2012

Domandare a qualcuno dei soldi è offrirgli l’opportunità di mettere le loro risorse a disposizione del regno di Dio


SE CAPITI IN QUESTE PAGINE fermati un minuto, SENTITI CHIAMATO A LEGGERLE, POTREBBE ESSERE LA TUA ‘CHIAMATA’ AD ESSERE MISSIONARIO.

Ormai siamo di ritorno ma la nostra missione è solo all’inizio.

Come affermava Henry Nouwen: “domandare a qualcuno dei soldi è offrirgli l’opportunità di mettere le loro risorse a disposizione del regno di Dio”. È lasciare che possano incontrare Dio, che si santifichino, condividano e compiano il loro ministero, e io aggiungo, la loro missione!
Così è stato anche per noi.

Vorrei quindi coinvolgere tutti voi a cui queste poche righe capiteranno sotto gli occhi. La coincidenza che ha fatto si che leggiate queste parole non è da considerarsi tale, ma più probabilmente una chiamata di Dio a coinvolgervi: è una vocazione!
Vocazione che vi chiama ad essere missionari con noi, e a far si che non passiate queste pagine senza lasciarvi interrogare e ferire.

FERIRE come è ferito Josaphat dalle bruciature che gli hanno rovinato la pelle, poiché per la sua disabilità si è trovato nelle mani di uno stregone e non in un centro per disabili.

Perché? Solamente perché un centro per dasabili in Uganda ancora non esiste!

FERITI dal buio come gli occhi di Pius, bimbo splendido con la sindrome di Dawn, che hanno sofferto per anni sino a quando finalmente, entrato nel nostro progetto, ha lasciato per la prima volta la capanna potendo così vedere e scoprire la luce ed altri bambini.

FERITI come Nazare, spastica e paralizzata, orfana con una nonna che non riesce a prendersi cura di lei. Intelligente e vivace, capisce tutto, vive il suo abbandono e il suo essere costretta tra mille dolori sempre sdraiata sul suolo senza nemmeno un materasso.

FERITI come Patricia, spesso picchiata poiché non capisce, certo è ritardata, non può capire tutto e nemmeno capirà il significato della parola amore se nessuno le darà mai una nuova casa e famiglia, un luogo dove possa vivere serena la sua età e diversità.

Ecco il nostro progetto è ambizioso:
il primo e unico centro per disabilità gravi in Uganda.
Non può più il mio cuore accettar di vedere bambini trattati peggio delle bestie solo perché non valgono nulla, non rendono nulla e per la loro splendida diversità.

Un centro che accolga questi bimbi, li cresca, li educhi, gli dia una famiglia, gli doni quella parola per i nostri figli così scontata: AMORE!
Passo per passo ci serve tanta generosità e sostegno ma non abbiamo paura confidiamo nella provvidenza.

I primi 15.000 euro sono fondamentali, ci servirebbero il prima possibile e faremo di tutto per raccoglierli confidando anche nel vostro aiuto, poiché abbiamo già individuato un terreno sufficientemente grande. Questo suolo ci servirà per porre le radici di un progetto nascente che darà presto grandi frutti.

In questo spazio oltre al centro per i nostri bimbi, vorremmo veder nascere un bell’oratorio così che i disabili possano scoprire i giovani ‘abili’, e dove gli abili possano finalmente aprirsi alla realtà dei piccoli disabili, gettando così anche le radici per un primo grande cambiamento sociale.
Non dimentichiamoci mai della piccola Madre Teresa di Calcutta che parlava di gocce, e lei con le sue piccole gocce ha creato in tanti cuori un oceano di amore e speranza.

Affiancheremmo al centro uno spazio per permettere a chiunque di poter venire dall’Italia per visitare, lavorare o solo condividere le nostre gioie e il nostro/vostro cammino di missione. Questo centro sarà quindi anche per voi! Noi!
Un bel progetto anche per permettere a molti giovani italiani di scoprire le realtà dell’africa.

Una buona notizia, abbiamo già i nostri missionari pronti a farsi carico del progetto e del lavoro. Scherzi a parte io e Marta non appena raccolti i fondi necessari siamo pronti a tornare per seguire e servire questo progetto di Dio, in supporto ai primi responsabili del progetto stesso che con entusiasmo l’hanno fortemente voluto: i Frati Minori Francescani (OFM) della provincia d’Africa San Francesco d’Assisi.

Per aiutarci contattateci, non può esistere un dono grande senza un incontro e condivisione, noi siamo sempre disponibili, per idee, per parlare, raccontare, ascoltare e imparare!

Giorgio e Marta




venerdì 6 luglio 2012

PERCHE’ COMUNITA’


Non inizio come al solito con una citazione ma avvisandovi che la prossima meditazione (non questa) sara’ l’ultima dall’Africa. Vi raccontero’ quali progetti e idee abbiamo per il futuro, nelle quali anche voi potreste aiutarci e diventare con noi missionari!

PERCHE’ COMUNITA’

Dopo sei mesi di vita di Comunita’ in convento, vorrei per un attimo aprirvi le porte e lasciarvi dare un’occhiata all’interno, per osservare quali doni si possono ricevere entrandovi e condividendo la vita fraterna di comunita’.

Il mondo e’ interamente costituito da infinite comunita’, piccole o grandi, belle o brutte, buone o cattive, costituite per la maggior parte da persone animate da uno stesso ideale. Anche le nazioni, le famiglie, i gruppi, le associazioni, gli amici, i compagni, formano comunita’, persone insomma che decidono di condividere il gusto di ogni giorno con altri e nel farlo ricercano la massima felicita’.

Perche’ la comunita’ puo’ provocarci profondamente?
Essa ci chiede infatti continuamente il PERCHE’ abbiamo deciso di stare assieme, altrimenti senza un perche’ presto ci stuferemmo; e con quale FINALITA’, diciamo scopo, stiamo insieme.

Le comunita’ Francescane che ho incontrato, cosi’ come tutte le comunita’ religiose, mettono il loro perche’ nell’Amore, cioe’ in Cristo . “Perché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Non ho intervistato frati, mi sento di poter rispondere per loro ma soprattutto di farlo con quello che ho ora nel cuore. Vivere in comunita’ e’ saper o imparare a condividere tutto quello che si ha, perche’ e’ solo nel condividere che esperimo e comprendo la gioia che ho nel possedere qualcosa, che automaticamente diventa non piu’ solo mia ma a disposizione di tutti. Come potrei gioire solo con me stesso di qualcosa che possiedo? Che gioia sarebbe?!
Gioia e’ poter condividere un dono con chi ho accanto anche a volte a costo di doverne rinunciare a un pezzetto per me!
Uno dei doni piu’ preziosi che si puo’ condividere,  ed e’ quello che avviene nelle comunita’ religiose, ma non solo, e’ la fede, l’amore per il prosssimo e per Cristo.

Il FINE poi abbiamo detto: il fine che la comunita’ dovrebbe avere, e non puo’ essere solo uno, e’ l’amore, che diventa aprendosi verso l’esterno e il prossimo Carita’, dono di se e servizio.
Tutti noi con semplicita’ siamo quindi chiamati a fare comunita’, in ogni luogo, o a vivere quelle che gia’ abbiamo, e nel farlo cercare di donarci il piu’ possibile, poiche’ solo donandoci e condividendo possiamo riempirci di energia per trasformarci in Carita’.

E’ servendo nella nostra famiglia prima, che diveneteremo servi poi di ogni uomo in particolare dei piu’ poveri.

Facciamoci servi ogni giorno di piu’ nelle nostre case, famiglie e comunita’ e presto scopriremo come saremo diventati Servi e Missionari anche al di fuori di esse e nel mondo! Poiche’ siamo nel mondo ma non siamo del mondo. E se siamo nel mondo e’ per il mondo, poiche’ e’ Cristo che nel mondo ci ha scelti! (Gv 15,18-19)

martedì 12 giugno 2012

SEMPLICI COME LE COLOMBE


Qualche settimana fa ho sentito il Papa affermare quanto il sospetto possa far male e quanto possa compromettere i rapporti umani. Appena ho sentito queste parole non ho potuto fare a meno di proiettarle nella realta’ in cui sto’ vivendo.
Causa pressioni socio-economiche, per molti versi qui, la gente vive nel sospetto, nel timore dell’inganno e spesso accade che loro stessi siano guardati con medesimo sospetto.
Facilmente siamo sospettosi delle realta’ che ci appaiono e che incontriamo, qualunque esse siano, e trovo che il Papa abbia perfettamente ragione nel dire quanto il sospetto leda e uccida nel profondo ogni comunione tra gli uomini.
Basta immaginare di avere tra le mani la foto di un tramonto mozzafiato, di un rosso intenso, che se siamo in grado di guardare con gli occhi di un bambino allora siamo anche capaci di lasciarci stupire, ne restiamo affascinati e ne sappiamo godere. Non appena pero’ qualcuno ci sveglia dal sogno domandandoci se crediamo che la foto possa essere autentica, ecco che immediatamente siamo capaci di farci sfuggire e rubare l’emozione dal sospetto stesso; il sospetto che qualcuno abbia provato ad ingannarci, a giocarci, con quella splendida foto e con quegli splendidi colori e riflessi.
Chissa’ quante volte ci e’ capitato anche davanti ad una foto straordinaria ed autentica di averla creduta fasulla e non averla gustata per quello che era.
E’ quando ci domandiamo con sospetto se sara’ vero cio’ che abbiamo d’innanzi che sostituiamo alla nostra fantasia, sogno e immaginazione il dubbio e perdiamo la capacita’ di guardare alle cose e alle persone con gli occhi trasparenti di un bambino.
Il dubbio insinua la questione, la questione porta alla ricerca, la ricerca vuole una risposta, e la ricerca di una risposta a volte comporta inquietudine. Immaginiamoci quanto dannoso possa essere quando tutto questo avviene nei rapporti tra gli uomini!
Ho scoperto come la poverta’ spesso costringa a mentire e a creare delle storie per commuoverci della sofferenza e del dolore che abbiamo innanzi. Tanti, troppi, vengono a chiederci soldi e molti con storie a dir poco fasulle e assurde. Noi, missionari inesperti, abbiamo troppe volte lasciato entrare il sospetto nel nostro cuore, cosi’per alcune persone che abbiamo incontrato, non e’ stato facile aggirare il nostro dubbio e paura e quindi conquistarsi il nostro affetto. Questo puo’ essere spiacevole poiche’ spesso ci si accorge troppo tardi di aver frainteso.
Stiamo cosi’ pian piano cercando di ritrovare il nostro equilibrio, ricominciando ad accogliere ogni uomo con entusiasmo e come un dono, e solo secondariamente valutandone le richieste e la sincerita’.
Sospettare, dubitare ed anche avere eccessivo timore comporta il rischio di distruggere la possibilita’ di scoprire nell’altro un vero ‘nuovo’ amico. Basta un piccolo, piccolo giudizio negativo affinche’ la serpe entri nei nostri spazi e nella nostra amicizia. E’ per questo che l’apostolo Paolo fortemente ci ammoniva: “Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un’opportuna edificazione”. (Ef 4, 29-32)
Non dobbiamo  permettere che l’amicizia e il rapporto con il vicino sia minore rispetto a quello che Cristo ci ha ordinato: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15.12)
Non meno.
Il cristiano autentico benche’ possa dover confrontarsi con la menzogna deve pero’ continuare inperterrito ad agire secondo una scala di valori autentici piu’ grandi, cercando sempre di fare la scelta giusta e migliore nella Verita’.

domenica 27 maggio 2012

Non lasciate che il tempo che il Signore vi dona trascorra come se tutto fosse un caso!


Come giovane nato nel vecchio continente raramente mi ero pienamente reso conto di quanto fosse prezioso ricevere del cibo ogni giorno, buono e abbondante, tanto che capita in tutte le nostre case che ne rimane sempre sul fondo della pentola.

In Africa d’impatto mi sono consapevolizzato, vedendolo di persona, di come avere ogni giorno cibo nel piatto non sia per tutti cosi’ scontato, ma sia in realta’ una vera grazia, una fortuna, quindi un dono e non un diritto!

Cosi’ qui in casa, quando ci riuniamo intorno al tavolo per mangiare, con i Frati, fratelli, amici, sempre ringraziamo Dio che nuovamente ci sta’ concedendo una cosi’ grande e non ovvia grazia.

Fin che non si vede chi muore o soffre per qualcosa che non e’ effettivamente un diritto difficilmente diveniamo grati per aver ricevuto un dono poiche’non lo riconosciamo come tale.

L’africa colpisce tanto che qualche tempo fa, senza nemmeno accorgermi, automaticamente in segno di gratitudine, giunto dinnanzi a un bel paesaggio ho fatto il segno di croce. Ecco che ti sussurra, non sempre dolcemente, quanto nulla sia diritto ma tutto sia dono, anche l’opportunita’ di godere di una splendida vista. E a ricordarmelo ogni giorno sono i piccoli ciechi che stiamo accogliendo nel nostro progetto.

Riconosciamolo, impariamo a ringraziare e a godere di momento!

Lo stesso avviene poi nell’incontro con i parrocchiani, la gente del villaggio, o i Frati che vengono a trovarci cioe’ogni qual volta nasca occasione per un’amicizia, un rapporto o sostegno. Facilmente ci si rende conto come in Africa non si possa e riesca a fare a meno di un rapporto umano, di un sostegno profondo, soprattutto tra missionari.

Allora qualsiasi incontro Dio ci mette dinnanzi puo’ essere l’incontro che ci cambia o quanto meno influenza la vita. Qui ce ne si rende facilmente conto poiche’ quell’incontro e’ spesso accompagnato da entusiasmo e grande accoglienza. Mentre a volte rischiamo di caricarlo di paura e tensione, tensione per quello che avremmo dovuto o potuto fare invece di spenderci in quel momento.

Ogni incontro puo’ sembrarci casuale, e credo proprio che la casualita’ che si nasconde dietro a cio’ che ci capita, basti pensare se fossiamo stati altrove, o passati di li’ poco dopo, riveli il progetto piu’ grande e misterioso che Dio ha per le nostre vite. Questo ci aiuta a comprendere come non siamo totalmente padroni del nostro andare e della nostra vita.

Ecco che anch’essa, la nostra esistenza, diviene allora vero dono.

In ogni incontro scopriremo un paradiso in cui rifugiarci ed sostare, che ci sapra’ trasformare e crescere.


L’ultimo pensiero che ho vissuto intensamente in queste ultime settimane e profondamente mentre aiutiamo i nostri bimbi disabili del progetto, suona piu’ o meno cosi’: ”ti ringrazio Signore per le immense grazie e fortune di cui immeritatamente mi hai circondato sin dalla nascita. Sono infatti non solo benestante, cresciuto in europa, con ogni gioia e fortuna, ma mi hai dato anche la grande opportunita’ di poter aiutare il proissimo!


Ogni cibo, giornata, incontro, persona,pianto, silenzio, ora, sospiro, possono essere vissuti come una risorsa e un’opportunita’! Sta’ a noi desiderarlo e riconoscerlo.
 
Grazie Africa di avermi aperto gli occhi!

lunedì 14 maggio 2012

Affascinante Rushooka.


Eccomi finalmente con almeno un mese di ritardo, ma pronta per incantarvi con il racconto della affascinante Rushooka.

Partendo da Kampala, comodamente seduta su una leva appuntita, dopo 5 ore di viaggio il primo ricordo di Rushooka è buio, un bel buio fitto in cui ti chiedi: ma “lui” che sta guidando come fa a scansare i buchi che tappezzano questa strada?! il primo ricordo luminoso invece è l’ingresso “a casa” con delle persone che ti aspettano, chi sono chi lo sa, ma lo sapremo.
Terzo ricordo ma non ultimo in graduatoria, la pizza che ci ha accolto calda sulla tavola imbandita, non male visto che ci troviamo in un villaggio sperduto dove non ti sembra di aver visto nemmeno una casa ma solo alberi e boscaglia!

Ma quando il solo sorge…. Rushooka è una distesa di verde, e nelle ore giuste gli alberi di banano risplendono di una sfumatura incredibilmente brillante mentre le loro foglie sembrano tagliate a quel modo proprio per creare un movimento simile a quello delle onde. Non sto enfatizzando, il paesaggio è molto bello, siamo oltre i 1700 metri e le colline intorno sono una cornice molto più bella delle distese secche del nord.
Dopo poche ore ci sentiamo già a casa e siamo già consci della semplicità con cui questi francescani vivono l’accoglienza e i loro rapporti.
Dopo qualche settimana è anche evidente che la gente qui non ha vissuto la guerra, a parte quei pochi scappati dal Rwanda durante il genocidio, questo li rende più liberi, più gioiosi e aperti, certo nulla toglie che ancora oggi dopo 2 mesi e più  sono capaci di fissarci per svariati minuti come se si aspettassero che improvvisamente cominciamo a camminare a testa in giù o a fare cose buffe! Una madre più coraggiosa si è addirittura spinta oltre indicando eccitatissima Giorgio a suo figlio attraverso gli spiragli della nostra siepe: “musungu!” (uomo bianco!). Questo però non limita la loro accoglienza e disponibilità ma fa semplicemente parte del folklore generale!
Senza ombra di dubbio Rushooka e la parte più bella di Uganda in cui abbia avuto l’occasione di stare fin ora, ma purtroppo ciò non cancella la povertà che è di casa anche qui e in alcuni casi l’ignoranza alimentata anche dalla lontananza dai grossi centri del paese. La gente qui vive principalmente di agricoltura e in alcune zone di pastorizia, la vita o la morte sono ancora troppo spesso legate alle buone o alle cattive stagioni. Quando i frati arrivarono qui non c’era nulla solo casupole di paglia o fango sparse su un territorio ampissimo, il posto più lontano della parrocchia in cui ci hanno portato è a due ore di macchina.
Ora grazie alla loro presenza e alla loro perseveranza qui c’è una bellissima chiesa, un centro di incontro per adulti e giovani, un asilo, una scuola, acqua corrente e elettricità e molto di più, tanto entusiasmo e collaborazione.
Abbiamo ricevuto una grande grazia potendo vivere con queste persone, frati ma prima di tutto uomini come noi (giovani, nessuno supera i 40 anni) con un energia che a volte pare inesauribile anche se il mondo qui sa essere “crudele” anche con loro a volte. Non è facile farsi giudici di ciò che è bene o ciò che è male per questa gente, non è facile investire su persone e progetti e a volte restarne delusi, o scegliere chi soffre di più perché tutti non puoi aiutare. Anche noi ci stiamo confrontando con questa fatica, quando alla tua porta si presentano più di 100 persone e tutte hanno un bisogno, di solito un bisogno vitale, non è facile mandare via qualcuno solo perché il suo caso non va bene per il progetto che sta partendo. Quando ti si presenta un ragazzo di 14 anni e ti chiede di aiutarlo con le tasse della scuola perché sua madre l’ha lasciato e il padre è sempre ubriaco, cosa fai gli dici che questo è un progetto per disabili? No, gli dici vediamo che posso fare...e il giorno dopo altre 5 persone vengono e ti chiedono lo stesso! Ma quello che è ammirevole è che se incontri un ragazzo onesto, per quanto giovane è disposto a dimostrarti che è serio, che la sua vita non se la vuole giocare male e se lo aiuti lui può in cambio fare qualcosa, un lavoretto, anche sciocco, nella parrocchia o in qualche progetto, anche se vuol dire fare un ora di strada per raggiungerti. A volte davvero non ci rendiamo conto quante cose diamo per scontate, quante cose nella nostra giovinezza sono state ovvie infondo.
E devo dirvi anche un'altra cosa: non c’è un minuto qui in cui non mi senta inadeguata, quando non so cosa dire alle decine di persone che chiedono aiuto, quando lavoro con le madri dei bimbi disabili e non riesco ad aiutarle, quando passo il tempo con i giovani della parrocchia e so che il 50% di loro è orfano e io invece posso avere tutto ciò che voglio e la mia mamma mi aspetta nella nostra casa con acqua corrente e elettricità. Ma qui mi insegnano che il sentirsi inadeguati non è una tragedia, ma uno stimolo perché domani io possa investire ancora di più, l’unica condizione umana con cui possiamo puntare più in alto. E qui la gente, per quanto sempre guardinga, lo percepisce, nonostante ci sia un “vocabolario intero” a dividerci!
E ora parliamo di questi bimbi che una o due volte a settimana ci raggiungono qui e nonostante quello che facciamo non sia niente di che, sono felici di quel poco che sappiamo dargli. Susan, orfana con un emiparesi e due occhi che dicono tanto, Lilian, autistica e travolgente, Daniel (down) a soli 2 anni e mezzo non cammina ancora ma è capace di intrattenere tutti noi,  Agness, epilettica, ogni movimento che percepisce intorno a sé alza le braccia e saluta, e Anita sordo muta ma più rumorosa di tutti gli altri. Loro e tanti altri con i problemi più svariati, e i loro genitori che hanno deciso di continuare a venire.
La sfida è proprio lì, tornare, accettare il limite del proprio figlio ma non stare a guardarlo, vivere in un posto che non offre niente per questi bimbi ma decidere di provarci, dar loro un luogo che possa quanto meno accoglierli e in cui scoprire i loro limiti e le loro possibilità.
Questo è quello che cerchiamo di fare e quello che anche voi da varese in qualche modo fate tramite noi PER loro. Spero sia possibile tempestarvi di foto al nostro ritorno, non per il gusto del reportage, ma perché anche voi sentiate un po’ sulla vostra pelle il loro tocco (quello più delicato e quello meno!) e il loro sguardo (indagatore!). E vi rendiate conto che quello che si fa anche da lontano, un appoggio, una preghiera, un offerta, è fatto per qualcuno… proprio per quella bimba lì che sale con i piedi pieni di terra sui materassi appena puliti, o per quel bimbo lì, che se ti distrai un attimo ti mangia il didò: qualcuno di reale, di unico, un incontro che è anche vostro che ci siete vicini.


Prossimamente a Rushooka?

Due fantastici viaggio a Mbarara, con pulmino ad alta tecnologia con due squadre di bambini pronti per un consulto specialistico, chi per gli occhi, chi per i piedini, chi per problematiche più complesse. Non sembreremo di certo la nazionale under 15 di Rushooka ma ci faremo valere!



venerdì 27 aprile 2012

Dare Valore tramite l’Amore

Abbiamo iniziato da qualche settimana ad accogliere in un piccolo progetto circa trenta bambini con varie disabilità. Prima di buttarci in quest’idea con serenità ci siamo domandati a chi avremmo voluto dedicare il nostro tempo, passione e amore.

Ci rispondemmo: “agli Ultimi!”.

Così abbiamo deciso di gettare qualche seme tra gli ultimi discriminati qui in Uganda che sono i disabili, i ciechi e i sordo muti.

Guardando questi bambini con lo sguardo di un padre ho pensato innanzitutto che se sono ritenuti gli Ultimi non è per causa loro, ma è il giudizio che la cultura e gli uomini gli danno che purtroppo li discrimina ed emargina. Persino i loro genitori, anche causa la realtà in cui vivono, li rendono spesso ultimi nascondendoli con vergogna e timore.

Questo per consapevolizzarci che il nostro sguardo e atteggiamento hanno un potere che può essere fortemente giudicante. Insieme alla cultura della produttività possono rendere queste persone ultime e non guardate per il loro reale esistere, qui ed ora, nelle loro gioie e sofferenze.

Purtroppo il giudizio negativo fa si che questi esseri umani vengano ritenuti come esseri senza valore e senza utilità.

Chi ci sta affidando il suo figlio ‘malato’ in queste settimane fatica a comprendere come noi vogliamo provare a riconoscergli un valore, donandogli l’amore che non hanno mai, ancora, ricevuto e guardarli come Dio guarda e benedice tutti i suoi figli: “Questo è il Figlio mio, l’Amato (il Prediletto): in lui ho posto il mio compiacimento”. (Mt 3, 17)

Si domandano invece come è possibile che non siamo in grado di guarirli, trasformarli, e renderli validi. Questo significa che ai loro occhi appaiono come malati (da guarire), mostri (da trasformare) e invalidi (senza utilità). I loro cuori invece, seppur giustamente con tanta fatica, dovrebbero essere capaci di amarli per quello che davvero sono: i loro piccoli e i piccoli di Dio.

Noi sappiamo, anche grazie alla cultura e studio, che non possiamo operare una guarigione ma abbiamo il grande sogno e dovere di amarli, stargli vicino, comunicargli a parole e gesti il nostro amore perché per noi sono gli “Amati”, i “Prediletti”!

Far trasparire questo amore agli occhi dei loro genitori significa pian piano permettere che li riscoprano con gli occhi di Gesù.

O semplicemente con gli occhi di chi come noi in questi giorni sta passando molte ore assieme a loro: abbiamo incontrato bimbi curiosissimi, gioiosissimi, a volte timidi ma assolutamente teneri e desiderosi di affetto, che si appartano con le bambole che gli abbiamo regalato e che curano con l’amore di una madre.

Ai nostri cuori ora sono realmente i ‘primi’.

Stiamo quindi molto attenti quando guardiamo qualcuno perché lo riteniamo ‘diverso’, poiché lui non è ‘ultimo’, ma lo diventa sotto la pressione schiacciante di un nostro sguardo giudicante e categorizzante che potrebbe invece con l’amore di un gesto renderlo ‘primo’ per se stesso e agli occhi di chi lo osserva.

Mai più disabili o ultimi, non esistono preferenze nella Sua Casa, tutti siamo gli Amati e i Prediletti!!

Impegniamoci a fare in modo che non sia il nostro sguardo a trasformare chi ci sta accanto e potrebbe quindi essere per noi un grande dono in ultimo ed emarginato ma in primo ed amato!





domenica 22 aprile 2012

Foto della Chiesa e della parrocchia


Vista del centro villaggio


Chiesa parrocchia da alto

Chiesa della parrocchia
Chiesa della parrocchia


Panorama del villaggio dove siamo noi dall alto, nome villaggio é Rushooka
Panorama del villaggio dove siamo noi dall alto, nome villaggio é Rushooka

Arrivo via crucis

Via crucis con ragazzi
Oratorio piccolo davanti a convento 

Primo giorno progetto e incontro con disabili,e bimbi ciechi o sordo muti!

Lavaggio mani prima pranzo bimbi disabili!

Pranzo con bimbi disabili

Io con bimbi nella sala dove abbiamo iniziato progetto

Marta al lavoro negli incontri per capire problema bimbo!

Questo é invece incontro con responsabili della chiara che si vuole costruire con offerte del raccolto dell olio di santo Imerio di quest anno!




domenica 1 aprile 2012

GRATITUDINE E SILENZIO

“Nella vita spirituale l’ascoltatore non è l’io, che vorrebbe parlare ma è allenato a frenarsi, ma è lo spirito di Dio in noi. Quando riceviamo lo Spirito di Gesù questo crea in noi uno spazio sacro dove l’altro può essere ricevuto e ascoltato. Lo Spirito di Gesù prega in noi e ascolta in noi tutti coloro che vengono a noi con le loro sofferenze e le loro pene”. (Henry Nouwen)


Capita quando siamo tristi o confusi, o quando siamo imbarazzati, di rifugiarci in quello stato di assenza di suoni che chiamiamo silenzio. Siamo convinti così di evitarci di comunicare la nostra sofferenza nascondendola nelle nostre profondità. Il silenzio è invece un mezzo grandioso per comunicare e spesso sa dire molto più di tante, troppe parole.


Settimana scorsa ho vissuto una situazione anomala che si è trasformata involontariamente in una grande opportunità di amore: ero in cortile davanti al convento cercando di comunicare con casa quando scorgo un uomo. Mi si avvicina pian piano. Non si ferma e arriva sino a un metro da me, entrando in quello spazio che ci allerta, infastidisce, mette sulla difensiva e in difficoltà, o comunque costringe a una reazione. Quando involontariamente sto per comunicare il mio sentirmi invaso, mi accorgo che l’uomo, molto trascurato, porta delle rudimentali manette. Queste creano ancor più forte reazione in me. Ecco che qualcosa mi suggerisce paura e pericolo, mentre un'altra voce mi chiede di restare e aspettare: “è un tuo fratello, sei qui per questo!”. Mi fissa, mi parla velocemente ma non posso capire poiché non usa l’inglese. Posso scegliere cosa fare, fuggire o restare. Ogni scelta è un’opportunità da cogliere al volo e senza paura. Scelgo così il silenzio non sapendo cosa dire, ma rimango e attendo.


Dopo qualche minuto fermo un ragazzo che da poco conosco e gli chiedo di aiutarmi a tradurre quel fiume di parole. Mi dice: “è un pazzo e il governo gli mette le manette per tutta la vita per non fargli picchiare la gente essendo violento . Ora ti sta ringraziando per averlo ascoltato e per non essere scappato.”


Una comunicazione buffa, insicura, ma ho scelto di restare e di restare in silenzio cercando di far trasparire ascolto e non rifiuto. Il suo grazie conferma che il silenzio ha comunicato pace e presenza.


E se può comunicare con persone che possiamo dire difficili, dobbiamo esser certi che ancor più può comunicare con tutte le persone che abbiamo dinanzi, facciamone un uso di unione e incontro!


Il silenzio non può però essere usato solo per ‘uscire da noi’. In questo periodo che ci porta alla Pasqua e alla sofferenza silenziosa di Gesù, dobbiamo necessariamente lasciar spazio ad un silenzio che ci ri-porti dentro di noi, alla presenza della nostra anima, alla sua scoperta e ascolto. È necessario crearci un tempo nella nostra routine, nelle nostre folli occupazioni e metterci alla presenza di noi stessi per riorganizzare il nostro sentirci, il nostro amarci e conoscerci, i nostri progetti e pensieri. Non può essere solo un’occupazione Cristiana, ma ognuno di noi dovrebbe abbandonarsi al silenzio lasciando che sia Lui a comunicarci qualcosa.


Così facendo saremo più capaci, una volta raccolti in noi stessi di esplodere esternamente verso il prossimo con amore immenso.

Perché la preghiera, la meditazione e il silenzio? Possono sembrare fine a se stesse e lo sono se non ci permettono di riorganizzazione e ricaricare il nostro animo ed energia, che deve poi diventare forza per essere più aperti, disponibili e presenti verso il prossimo.


Scopriremo il povero silenzioso che c’è accanto a noi, che si nasconde, ma che c’è!


Perché in ognuno c’è la presenza di Cristo e per questo troviamo in ognuno anche una Croce da portare. Con coraggio facciamoci Simone di Cirene per chi incontriamo!


Nel silenzio molti soffrono profondamente, rompiamo il loro silenzio, una volta raccolti nel nostro, che abbiamo imparato a non temere, per un ascolto sincero!!
Scopriremo così come possa essere grande, forte e utile il nostro silenzio e la nostra preghiera.

Che il silenzio celi ascolto fraterno.

Che il nostro silenzio diventi carità e gratitudine!


Buona Pasqua

Dio Vi Benedica e Doni Pace ai Vostri Cuori

martedì 20 marzo 2012

CHIAMATI CON FORZA A DONARCI

Gesù afferma con forza, la forza dell’amore: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli”. (Mt 5,19).

Non voglio permettermi di insinuarmi nelle parole di Gesù già perfette, ma solo brevemente farne trasparire una riflessione di speranza per me e per noi. Gesù chiaramente sposta gli orizzonti del mondo, in un nuovo ‘mondo’, una nuova realtà, che chiama Regno, che ora non vediamo ma che emerge chiaramente come un regno in cui i valori sono ribaltati e certi: “Chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli.”
Il segreto è quindi nel farsi piccoli!
Significa farsi umili e ultimi, significa mettersi al servizio e farsi dono!
È solo donandosi che la nostra vita si riempie di senso e di amore!
Gesù però non si accontenta e aggiunge di insegnare, trasmettere a tutti i precetti, precetti d’amore, di missione e di servizio che a sua volta ha insegnato e mostrato col suo esempio.
Quindi tutti possiamo, anzi dobbiamo, Gesù sembra tuonare, essere missionari, servi e insegnati, ovunque siamo chiamati ad esserlo.
Non possiamo vivere senza farlo, senza essere missionari.
Questo è molto importante ancor più di ciò che abbiamo fatto noi lasciando la nostra casa per portare altrove il nostro servizio!
Tutti siamo e possiamo essere annunciatori instancabili esattamente dove ci troviamo in questo momento.
Vivere d’amore significa essere Cristiani, non basta gridarlo nelle piazze.
Mai più a divisioni secondo chi dice o meno di credere e di appartenere alla chiesa ma le divisioni in quel regno atteso, sono su chi ama o meno, e chi accetta di chiamare gli altri all’amore e alla pace invece che alla guerra e alla sfida!
La parola di Dio non può agire se non letta nel vissuto, se non rivela la presenza di Dio stesso nel mondo attuale. Altrimenti pubblicani e prostitute ci passeranno avanti nel Regno di Dio (Mt 21,31), che non è perciò regno di scandalo solo perché aperto per chi ha vissuto realmente d’amore e d’umiltà; ma anzi saremo noi nel nostro cuore a commettere scandalo ogni qual volta incapaci di aprirci all’amore vero e indistinto per tutti!
Non possiamo accontentarci di ciò che ci capita e di come la nostra vita trascorre ma ogni giorno dobbiamo effettuare una scelta di altruismo: perché noi volgiamo essere con Lui e non contro di Lui, raccogliere e non disperdere. (Lc 11,23)
Diventeremo presto pescatori di uomini, e con le parole di Madre Teresa: saremo una piccola matita nelle mani di Dio!
Il camino di Quaresima, che ci conduce sino al più grande gesto d’amore di Gesù, può essere accolto come un camino di preparazione verso quel Regno.
Accogliamo questo tempo come un dono da cui ci arricchiremo per sfociare poi in un dono per chi ci è accanto!!

martedì 6 marzo 2012

Grazie di Esistere


Non lasciatevi scoraggiare da coloro che, delusi dalla vita sono diventati sordi ai desideri più profondi e autentici del loro cuore. (Giovanni Paolo II)

Quando torno in un luogo o nazione in cui sono già stato,sopratutto se lontano da casa, poiché il cambiamento è  totale: climatico, sociale, culturale, mi sembra, nella testa e nel cuore, di averlo messo in 'pausa' per anni e solo ora farlo ripartire e rivivere. E con lui le persone che lo abitano!
Contemporaneamente il luogo da cui sono partito entra in stand-by, come se nulla si muovesse, ma tutto aspettasse il mio ritorno. E così quando partirò da qui alla volta dell'Italia presto sfumerò inevitabilmente tutto ciò in cui ora sono totalmente immerso.
Questa sensazione, che sembra banale, è per sottolineare quanto siamo legati, costretti nel corpo. La nostra realtà, l'essenza, il nostro esistere, qui e ora, sono totalmente intessuti nel nostro corpo, nella carne.
Però bensì costretti nel corpo non dobbiamo esserne prigionieri per non smettere di godere dell'immensità dell'assoluto.
Un grande maestro che ho avuto la fortuna di leggere, mi ha insegnato un metodo per essere tutto e ovunque. Quest'uomo fu missionario nel mondo ed un giorno iniziò a soffrire per tutte le sofferenze che aveva incontrato, ma non risolto, durante tutta la sua vita. Dopo anni arrivò ad affermare che l'uomo non può e non deve rammaricarsi o persino soffrire (eccessivamente) per quel male che incontra ma rispondere a questo sentendosi chiamato, ora e dove si trova, a fare al meglio qualsiasi cosa stia facendo: dalla più missionaria e caritatevole, a lavare i piatti o pettinarsi. Cioè rispettare al massimo quel grande dono che é la vita, che qui é stata incanalata in quel corpo, che ora costringiamo, per noi e per il mondo, a dare il meglio che può in ogni azione. Questo però non vuol dire essere perfetti. Ma desiderare la perfezione, la santità, con tutti i nostri limiti e dolori!
La seconda arma in nostro possesso, e sono due in realtà, per me parallele, che superano e abbattono i confini del nostro corpo: sono la preghiera e l'amore. Preghiera é amore, proprio perché siamo incapaci di amare tutto il mondo, la preghiera permette di farlo. E l'amore è preghiera, perché amando noi e le vite dei fratelli, ringraziamo Dio per averli creati!

Troppe poche volte diciamo a chi amiamo, anche ai famigliari, forse per troppa vergogna, il riconoscimento a parole del loro essere grande dono per noi: 'Grazie che esisti, grazie che ci sei!'

venerdì 24 febbraio 2012

FRAGILITA’ E AFFIDAMENTO: RADICATI IN DIO!

Cominciate col fare cio’ che e’ necessario, poi cio’ che e’ possible. E vi sorprenderete a fare l’impossibile. (San Francesco)

A lasciarci queste parole fu un uomo che per primo si sorprese di cio’ che arrivo’ a fare, partendo dal solo desiderio arricchito della speranza in Dio.

La sera sotto il cielo equatoriale si riesce ad ammirare uno spettacolo grandioso. Il profondo blu raggiunge un’intensita’ straordinaria e le sue stelle brillano a festa. Non impedito da occupazioni, dopo cena, approfitto per pregare e passeggiare sereno, nella solitudine, mirando il creato. Giorni fa la luna risplendeva in tutta pienezza ed illuminava a giorno. La stessa luna che piu’ di duemila anni fa fisso’ coi suoi occhi anche Cristo e che l’uomo poi ha ‘conquistato’.
Riflettevo su come certamente tanti degli uomini che abitano da queste parti e vivono in capanne, non sappiano o possano immaginare che l’uomo sia giunto sin lassu’. E come abbia fatto!?
Noi occidentali invece conosciamo bene le nostre potenzialita’ e vette raggiunte, forse anche per questo a volte, ci sentiamo per alcuni versi, la cultura centrale, unica, domininte, invincibile, ove invece se facciamo quantomeno una valutazione numerica siamo quella inferiore.
Credo Dio nel creato ci richiami all’essenziale e a riconoscere la nostra fragilita’: “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i piu’ robusti, e il loro agitarsi e’ fatica e delusione; passano presto e noi voliamo via”.(Salmo 89)
Nel cielo notturno infatti accanto alla luna, come su un’unica superficie, vi ha posto le stelle quasi a ricordarci: “fin li siete arrivati, ma la’ non arriverete mai”.

Questi semplici uomini a volte privati perfino della loro dignita’, non conoscono l’immensa potenzialita’ del genere umano e pur vivendo continuamente sulla loro pelle la terribile caducita’ dell’essere non smettono di confidare totalmente in Dio: per un viaggio sicuro, un buon raccolto o una notte serena. Ancora piu’ meravigliosamente non smettono di benedire, lodare e ringraziare di quel poco (cibo), o tanto (vita), che Dio ogni giorno gli dona!
La loro Vita e’ come un soffio, ma in quanto tale non e’ diversa dalla nostra che si rivela altrettanto fragile e non nelle nostre mani, anche se siamo portati a riconoscerlo solo quando ci capita qualche sventura. Gesu’ invece ci ricorda: “ Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta! Non preoccupatevi dunque del domani, perche’ il domani si preoccupera’ di se stesso.” (Mt 6, 31-34)

Capita ingenuamente che rischiamo di giudicare troppo facilmente chi e’ piu’ povero, debole e indifeso di noi. Secondo quale criterio stabiliamo pero’ se una vita o un’esistenza assuma o meno valore? Dal titolo di studio forse o dal lavoro, o dalla posizione sociale e vestiti? O dalle emozioni o repulsioni che riceviamo da questa?
Possiamo restare legati al soggettivo per dare una valutazione sul valore di un’esistenza?!
No, esiste un oggettivita’: siamo tutti fratelli. Perche’ chiunque fa la volonta’ del Padre mio che e’ nei cieli, egli e’ per me fratello!
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carita’, non sarei nulla. (1 Cor 13,2)

venerdì 10 febbraio 2012

RICERCARE PER SCEGLIERE


Abbiamo ben scarso dominio su cio’ che accade nella nostra vita, ma abbiamo un grande potere su come assumiamo e riconosciamo (accettiamo) cio’ che accade.
Sono proprio queste scelte spirituali a decidere se viviamo la nostra vita con dignita’. 
                                                                                                                                 (Henri Nouwen)

La ricerca e’ per tutti un richiamo ad andare verso qualcosa o qualcuno, dove il nostro intuito o la ragione ci spingono a cercare, certi di trovare il meglio. Prima o poi ci portera’ finalmente ad una sensazione di pienezza, di calore e di gioia, ed e’ allora che si presenta la necessita’ di effettuare una scelta: “ mi voglio radicare in quella pace!?”.
La scelta assume pero’ in se stessa il rischio e la paura, basta pensare oggi al timore di sposarsi e impegnarsi per ‘sempre’ con la stessa persona. La bellezza pero’ si cela proprio nel per ‘sempre’, ossia qualcosa di orientato verso l’infinito e l’assoluto, cioe’ verso Dio.
Fuggire dalla scelta porta inquietudine, dobbiamo fermarci e decidere radicati nella promessa di non essere abbandonati alle tenebre delle nostre insicurezze: “Ed ecco, io sono con voi tutti I giorni, fino alla fine del mondo”. (Mt 28,20).
La scelta ora si trasforma in energia per una nuova ricerca sempre piu’ consapevole.

Mentre sono qui sto vivendo questa situazione che mi suscita un semplice pensiero.
La missione e’ ricerca! Ricerca di Dio, ricerca di Gesu’ nei poveri, nei sofferenti, nel prossimo, nel donarsi, nel farsi semplici, nel condividere nuove abitudini e quanto ancora…
Resto pero’ sempre nella necessita’ di scegliere: come scelgo di affronatre il povero o lebbroso che mi si fa prossimo? Come scelgo di condividere i momenti comuni o di fatica? Come tratto col mendicante, o con chi mi mette paura?
In Italia ogni giorno ci indaffariamo per molte scelte: a che ora svegliarmi, cosa prendere per colazione, quali scarpe mettere o quale giornale comprare, e capita di dimenticarci di altre: come saluto chi prima incontro o vedo la mattina, quanto tempo dedico a mia madre, ai figli, sorridero’ ai colleghi in ufficio!?
E’ a seconda di come scegliamo di affrontare cio’ che incontrollabilmente ci capita ogni giorno che ci rende liberi e felici. E’ una disciplina del cuore e dell’anima che vale la pena allenare!
In Africa non possono scegliere tutto cio’ che in Italia ci e’ permesso, allora focalizzano la loro attenzione sulle scelte che prendono nel vivere il rapporto umano, ogni giorno e ogni momento!

Per rendere meno marcata la soglia che divide l’Europa dall’Africa, che a volte sembra o forse e’, una grande ingiustizia, potremmo provare a preoccuparci meno di alcune scelte portandone altre in superficie.
Saremo cosi’ meno indaffarati ad appare e piu’ impegnati ad Amare.

Cercare si puo’ cercare ovunque, dall’Uganda all’Italia, ma la risposta alla ricerca sta solo nel nostro cuore, accompagnateci anche voi nella ricerca di rendere il mondo una casa piu’ amabile.

Molte scelte oggi vorrebbero portarci a primeggiare per differenziarci dagli altri, essere i migliori e gli unici.
Ma la vera gioia e’ nascosta la dove siamo uguali agli altri, capaci di amare e condividere.

Cammianiamo assieme cominciando da Mt 6, 25-34.

lunedì 30 gennaio 2012

MANCANZA DEI CARI


MANCANZA DEI CARI
Da al mondo il meglio di te,
e forse sarai preso a pedate:
non importa,  da il meglio di te!
(Beata Madre Teresa di Calcutta)

I primi giorni non sono mai facili: il primo giorno di un bimbo appena dato alla luce, il primo giorno di scuola, il primo giorno di un nuovo lavoro…qualcosa della sicurezza del giorno prima viene a mancare. Si incontra il vuoto, la paura, l’insicurezza. Nel mio caso la malinconia, l’amore e voglia di casa, del suo calore. Come se il mondo non avesse perché’ e tutto ruotasse solo intorno a noi. Come non ci volesse più e fossimo presi a pedate secondo le parole della santa di Calcutta.
Perfino la fede su cui sono radicato traballa come fossero trampoli  a sostenermi. Eppure sono via solo da pochi giorni, ma la paura inganna.

Non è l’amore che manca, rimane anche con la distanza, lo si può vivere e praticare anche nella preghiera per chi si ama, quello che viene meno è il contatto umano. Quella forza che scaturisce quando due esseri vivono una relazione che oltre il sentimento dona anche la presenza fisica, la comunione!

Noi uomini siamo fragili e spesso solo nella sofferenza ci rendiamo conto di quanto manchi e sia essenziale ciò che noi diamo per scontato, come l’affetto dei nostri cari.
Così mi riprometto di voler approfittare di ogni momento, oggi e quando tornerò casa, per dare il meglio di me affinché’ nella relazione possa godere e donare quanto più amore possibile!
Questo ancora una volta si riassume nelle Sue parole: “Amatevi!” (Gv 13,34)

Per approfondire alcune sensazioni dei primi giorni d’Africa e trovare consolazione per quell’amore che c’è ma  come per un circuito elettrico interrotto non accende la lampadina, leggo: “Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte”. (2Cor 12)

 Così immagino quante volte Maria, che a lungo aveva meditato nel suo Immacolato Cuore, si sia domandata: “perché figlio mio, perché’ proprio in quel dolore dovevi redimere il mondo!?”.
Mi consola perché il dolore e le fatiche, se pensiamo per esempio proprio alla sofferenza dell’Africa, non sempre trovano spiegazioni razionali, forse nemmeno Maria ne ha subito avute, ma sempre trovano compimento in Cristo e nel suo Amore!

Giorgio

lunedì 16 gennaio 2012

Andate e annunciate


“Andate e annunciate”
La differenza tra il dubbio e la fede, la disperazione e la speranza, la paura e l’amore, è la differenza che c’è tra due esseri umani scoraggiati che si trascinano lungo la via e due che camminano in fretta, a volte persino correndo, tutti eccitati per la notizia che hanno per i loro amici.                                    
Henri Nouwen ( “La forza della sua presenza, andare in missione.”)


Alcuni giorni fa un frate mi ha confidato: “ ogni cambiamento io, che sono appena stato trasferito, lo vivo come un’opportunità di rinnovamento, personale e spirituale”.
Ecco che la missione, la nostra caratterizzata dalla partenza per l’Africa, è prima di tutto un rinnovamento, da compiere ogni giorno e questa volta per noi ancor più radicalmente.
Ma proprio in questo ambito siamo tutti chiamati (vocatio- vocazione) ad essere missionari, nel saperci rinnovare ogni giorno, sin dal risveglio.
Rinnovare il saluto con quanto più amore possibile ai figli, moglie o genitori è il più importante rinnovamento che caratterizza e deve caratterizzare la nostra vita e la nostra missione.
Un continuo cammino di crescita per ogni persona ed età, e non è mai troppo tardi perché la bellezza del Dio, ‘che io ho incontrato’, è la Misericordia che sempre perdona e guarisce, che ci chiama e conduce ad imitare e conformarci sempre più all’immagine di Cristo che ri-conosciamo dai Vangeli.
Rinnovarsi è segno di umiltà, di semplicità, di sapersi mettere in discussione, ed allora anche la paura che a volte ci rallenta è divenuta motivo per confrontarsi e crescere.

Noi scegliamo per questo la missione, e a chi mi domanda perchè rispondo: “l’innamoramento che provo per Cristo mi spinge a cercarLo sempre più nelle piccole cose come nelle più celesti: “vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”. Una volta trovato cercarLo ancora e poi TestimoniarLo, provando a far trasparire la Sua luce dai nostri cuori e dal nostro vissuto.
Questa partenza inoltre coincide per noi con l’Avvento, ed ecco che il rinnovamento indica la mangiatoia, che nasconde un bambino, un bimbo vero, l’unico però che ha scelto come nascere, vivere e morire: ed ha scelto l’umiltà, cioè l’humus, la terra, o meglio una mangiatoia.
Così la nostra missione è soprattutto ricerca di essenzialità, e non è priva di ripensamenti, ma non è realmente solo mia e di Marta, ma di tutti noi, comunità pastorale e parrocchia di Bosto, e così anche grazie a voi (tantissimo grazie a Don Pietro) troviamo supporto. E’ così che invito tutti ad accompagnarci, a sostenerci, a incontraci e a camminare insieme in questa rinnovamento che deve prima caratterizzare il nostro cuore e poi contagiare la chiesa intera.
Cercheremo di inviare riflessioni settimanali che troverete sul sito www.bostonews.tk, e magari anche tramite cartaceo, perché possiate starci vicini e condividere la nostra esperienza- avventura!
Lasceremo anche i nostri contatti, cercateci…vi aspettiamo a braccia aperte nella più grande missione di Amarci come Lui ci ha amati!!


Giorgio e Marta

giovedì 12 gennaio 2012

Il nostro cammino


 Il libretto con le linee guida per la missione dei laici nella nostra diocesi comincia con un chiaro suggerimento, che sarà ispirazione per la nostra esperienza in Africa.
 “Tre sono i punti di riferimento che ci accompagnano nel compito fondamentale di rinnovare e approfondire la consapevolezza della responsabilità missionaria della nostra chiesa affinché in essa venga continuamente rilanciato il dinamismo dell’evangelizzazione e dell’esperienza ad gentes: desiderio, mandato e radice”.

Snocciolando queste parole, il desiderio, in questo diario, è quindi quello di vivere con voi sulle parole di Gesù (Luca 5,4) : “Prendete il largo”, testimoniarne il mandato (Atti degli Apostoli 1,8): “Di me sarete testimoni…fino ai confini della terra”, e proprio con voi e grazie a voi, mantenere un contatto con le mie radici: Varese, la comunità pastorale di Sant’Antonio Abate e la parrocchia di Bosto!

La nostra ‘avventura’ comincia il giorno 24 gennaio e si concluderà il 24 luglio.

Sin da febbraio, internet permettendo, ho la speranza e il desiderio di riuscire a raccontarvi settimanalmente, con spontaneità, le riflessioni e meditazioni che nasceranno dalle esperienze quotidiane di questo viaggio perché possano essere spunto, per me e per tutti, per mirare in alto, a ciò che è Alto.

Con-dividere il camino, dividerlo con voi, per farlo più ricco, più bello e più leggero!

Giorgio

Ecco l’indirizzo mail al quale mi troverete sempre: albeta@hotmail.it, scriveteci!