giovedì 19 luglio 2012

Domandare a qualcuno dei soldi è offrirgli l’opportunità di mettere le loro risorse a disposizione del regno di Dio


SE CAPITI IN QUESTE PAGINE fermati un minuto, SENTITI CHIAMATO A LEGGERLE, POTREBBE ESSERE LA TUA ‘CHIAMATA’ AD ESSERE MISSIONARIO.

Ormai siamo di ritorno ma la nostra missione è solo all’inizio.

Come affermava Henry Nouwen: “domandare a qualcuno dei soldi è offrirgli l’opportunità di mettere le loro risorse a disposizione del regno di Dio”. È lasciare che possano incontrare Dio, che si santifichino, condividano e compiano il loro ministero, e io aggiungo, la loro missione!
Così è stato anche per noi.

Vorrei quindi coinvolgere tutti voi a cui queste poche righe capiteranno sotto gli occhi. La coincidenza che ha fatto si che leggiate queste parole non è da considerarsi tale, ma più probabilmente una chiamata di Dio a coinvolgervi: è una vocazione!
Vocazione che vi chiama ad essere missionari con noi, e a far si che non passiate queste pagine senza lasciarvi interrogare e ferire.

FERIRE come è ferito Josaphat dalle bruciature che gli hanno rovinato la pelle, poiché per la sua disabilità si è trovato nelle mani di uno stregone e non in un centro per disabili.

Perché? Solamente perché un centro per dasabili in Uganda ancora non esiste!

FERITI dal buio come gli occhi di Pius, bimbo splendido con la sindrome di Dawn, che hanno sofferto per anni sino a quando finalmente, entrato nel nostro progetto, ha lasciato per la prima volta la capanna potendo così vedere e scoprire la luce ed altri bambini.

FERITI come Nazare, spastica e paralizzata, orfana con una nonna che non riesce a prendersi cura di lei. Intelligente e vivace, capisce tutto, vive il suo abbandono e il suo essere costretta tra mille dolori sempre sdraiata sul suolo senza nemmeno un materasso.

FERITI come Patricia, spesso picchiata poiché non capisce, certo è ritardata, non può capire tutto e nemmeno capirà il significato della parola amore se nessuno le darà mai una nuova casa e famiglia, un luogo dove possa vivere serena la sua età e diversità.

Ecco il nostro progetto è ambizioso:
il primo e unico centro per disabilità gravi in Uganda.
Non può più il mio cuore accettar di vedere bambini trattati peggio delle bestie solo perché non valgono nulla, non rendono nulla e per la loro splendida diversità.

Un centro che accolga questi bimbi, li cresca, li educhi, gli dia una famiglia, gli doni quella parola per i nostri figli così scontata: AMORE!
Passo per passo ci serve tanta generosità e sostegno ma non abbiamo paura confidiamo nella provvidenza.

I primi 15.000 euro sono fondamentali, ci servirebbero il prima possibile e faremo di tutto per raccoglierli confidando anche nel vostro aiuto, poiché abbiamo già individuato un terreno sufficientemente grande. Questo suolo ci servirà per porre le radici di un progetto nascente che darà presto grandi frutti.

In questo spazio oltre al centro per i nostri bimbi, vorremmo veder nascere un bell’oratorio così che i disabili possano scoprire i giovani ‘abili’, e dove gli abili possano finalmente aprirsi alla realtà dei piccoli disabili, gettando così anche le radici per un primo grande cambiamento sociale.
Non dimentichiamoci mai della piccola Madre Teresa di Calcutta che parlava di gocce, e lei con le sue piccole gocce ha creato in tanti cuori un oceano di amore e speranza.

Affiancheremmo al centro uno spazio per permettere a chiunque di poter venire dall’Italia per visitare, lavorare o solo condividere le nostre gioie e il nostro/vostro cammino di missione. Questo centro sarà quindi anche per voi! Noi!
Un bel progetto anche per permettere a molti giovani italiani di scoprire le realtà dell’africa.

Una buona notizia, abbiamo già i nostri missionari pronti a farsi carico del progetto e del lavoro. Scherzi a parte io e Marta non appena raccolti i fondi necessari siamo pronti a tornare per seguire e servire questo progetto di Dio, in supporto ai primi responsabili del progetto stesso che con entusiasmo l’hanno fortemente voluto: i Frati Minori Francescani (OFM) della provincia d’Africa San Francesco d’Assisi.

Per aiutarci contattateci, non può esistere un dono grande senza un incontro e condivisione, noi siamo sempre disponibili, per idee, per parlare, raccontare, ascoltare e imparare!

Giorgio e Marta




venerdì 6 luglio 2012

PERCHE’ COMUNITA’


Non inizio come al solito con una citazione ma avvisandovi che la prossima meditazione (non questa) sara’ l’ultima dall’Africa. Vi raccontero’ quali progetti e idee abbiamo per il futuro, nelle quali anche voi potreste aiutarci e diventare con noi missionari!

PERCHE’ COMUNITA’

Dopo sei mesi di vita di Comunita’ in convento, vorrei per un attimo aprirvi le porte e lasciarvi dare un’occhiata all’interno, per osservare quali doni si possono ricevere entrandovi e condividendo la vita fraterna di comunita’.

Il mondo e’ interamente costituito da infinite comunita’, piccole o grandi, belle o brutte, buone o cattive, costituite per la maggior parte da persone animate da uno stesso ideale. Anche le nazioni, le famiglie, i gruppi, le associazioni, gli amici, i compagni, formano comunita’, persone insomma che decidono di condividere il gusto di ogni giorno con altri e nel farlo ricercano la massima felicita’.

Perche’ la comunita’ puo’ provocarci profondamente?
Essa ci chiede infatti continuamente il PERCHE’ abbiamo deciso di stare assieme, altrimenti senza un perche’ presto ci stuferemmo; e con quale FINALITA’, diciamo scopo, stiamo insieme.

Le comunita’ Francescane che ho incontrato, cosi’ come tutte le comunita’ religiose, mettono il loro perche’ nell’Amore, cioe’ in Cristo . “Perché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Non ho intervistato frati, mi sento di poter rispondere per loro ma soprattutto di farlo con quello che ho ora nel cuore. Vivere in comunita’ e’ saper o imparare a condividere tutto quello che si ha, perche’ e’ solo nel condividere che esperimo e comprendo la gioia che ho nel possedere qualcosa, che automaticamente diventa non piu’ solo mia ma a disposizione di tutti. Come potrei gioire solo con me stesso di qualcosa che possiedo? Che gioia sarebbe?!
Gioia e’ poter condividere un dono con chi ho accanto anche a volte a costo di doverne rinunciare a un pezzetto per me!
Uno dei doni piu’ preziosi che si puo’ condividere,  ed e’ quello che avviene nelle comunita’ religiose, ma non solo, e’ la fede, l’amore per il prosssimo e per Cristo.

Il FINE poi abbiamo detto: il fine che la comunita’ dovrebbe avere, e non puo’ essere solo uno, e’ l’amore, che diventa aprendosi verso l’esterno e il prossimo Carita’, dono di se e servizio.
Tutti noi con semplicita’ siamo quindi chiamati a fare comunita’, in ogni luogo, o a vivere quelle che gia’ abbiamo, e nel farlo cercare di donarci il piu’ possibile, poiche’ solo donandoci e condividendo possiamo riempirci di energia per trasformarci in Carita’.

E’ servendo nella nostra famiglia prima, che diveneteremo servi poi di ogni uomo in particolare dei piu’ poveri.

Facciamoci servi ogni giorno di piu’ nelle nostre case, famiglie e comunita’ e presto scopriremo come saremo diventati Servi e Missionari anche al di fuori di esse e nel mondo! Poiche’ siamo nel mondo ma non siamo del mondo. E se siamo nel mondo e’ per il mondo, poiche’ e’ Cristo che nel mondo ci ha scelti! (Gv 15,18-19)

martedì 12 giugno 2012

SEMPLICI COME LE COLOMBE


Qualche settimana fa ho sentito il Papa affermare quanto il sospetto possa far male e quanto possa compromettere i rapporti umani. Appena ho sentito queste parole non ho potuto fare a meno di proiettarle nella realta’ in cui sto’ vivendo.
Causa pressioni socio-economiche, per molti versi qui, la gente vive nel sospetto, nel timore dell’inganno e spesso accade che loro stessi siano guardati con medesimo sospetto.
Facilmente siamo sospettosi delle realta’ che ci appaiono e che incontriamo, qualunque esse siano, e trovo che il Papa abbia perfettamente ragione nel dire quanto il sospetto leda e uccida nel profondo ogni comunione tra gli uomini.
Basta immaginare di avere tra le mani la foto di un tramonto mozzafiato, di un rosso intenso, che se siamo in grado di guardare con gli occhi di un bambino allora siamo anche capaci di lasciarci stupire, ne restiamo affascinati e ne sappiamo godere. Non appena pero’ qualcuno ci sveglia dal sogno domandandoci se crediamo che la foto possa essere autentica, ecco che immediatamente siamo capaci di farci sfuggire e rubare l’emozione dal sospetto stesso; il sospetto che qualcuno abbia provato ad ingannarci, a giocarci, con quella splendida foto e con quegli splendidi colori e riflessi.
Chissa’ quante volte ci e’ capitato anche davanti ad una foto straordinaria ed autentica di averla creduta fasulla e non averla gustata per quello che era.
E’ quando ci domandiamo con sospetto se sara’ vero cio’ che abbiamo d’innanzi che sostituiamo alla nostra fantasia, sogno e immaginazione il dubbio e perdiamo la capacita’ di guardare alle cose e alle persone con gli occhi trasparenti di un bambino.
Il dubbio insinua la questione, la questione porta alla ricerca, la ricerca vuole una risposta, e la ricerca di una risposta a volte comporta inquietudine. Immaginiamoci quanto dannoso possa essere quando tutto questo avviene nei rapporti tra gli uomini!
Ho scoperto come la poverta’ spesso costringa a mentire e a creare delle storie per commuoverci della sofferenza e del dolore che abbiamo innanzi. Tanti, troppi, vengono a chiederci soldi e molti con storie a dir poco fasulle e assurde. Noi, missionari inesperti, abbiamo troppe volte lasciato entrare il sospetto nel nostro cuore, cosi’per alcune persone che abbiamo incontrato, non e’ stato facile aggirare il nostro dubbio e paura e quindi conquistarsi il nostro affetto. Questo puo’ essere spiacevole poiche’ spesso ci si accorge troppo tardi di aver frainteso.
Stiamo cosi’ pian piano cercando di ritrovare il nostro equilibrio, ricominciando ad accogliere ogni uomo con entusiasmo e come un dono, e solo secondariamente valutandone le richieste e la sincerita’.
Sospettare, dubitare ed anche avere eccessivo timore comporta il rischio di distruggere la possibilita’ di scoprire nell’altro un vero ‘nuovo’ amico. Basta un piccolo, piccolo giudizio negativo affinche’ la serpe entri nei nostri spazi e nella nostra amicizia. E’ per questo che l’apostolo Paolo fortemente ci ammoniva: “Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un’opportuna edificazione”. (Ef 4, 29-32)
Non dobbiamo  permettere che l’amicizia e il rapporto con il vicino sia minore rispetto a quello che Cristo ci ha ordinato: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15.12)
Non meno.
Il cristiano autentico benche’ possa dover confrontarsi con la menzogna deve pero’ continuare inperterrito ad agire secondo una scala di valori autentici piu’ grandi, cercando sempre di fare la scelta giusta e migliore nella Verita’.

domenica 27 maggio 2012

Non lasciate che il tempo che il Signore vi dona trascorra come se tutto fosse un caso!


Come giovane nato nel vecchio continente raramente mi ero pienamente reso conto di quanto fosse prezioso ricevere del cibo ogni giorno, buono e abbondante, tanto che capita in tutte le nostre case che ne rimane sempre sul fondo della pentola.

In Africa d’impatto mi sono consapevolizzato, vedendolo di persona, di come avere ogni giorno cibo nel piatto non sia per tutti cosi’ scontato, ma sia in realta’ una vera grazia, una fortuna, quindi un dono e non un diritto!

Cosi’ qui in casa, quando ci riuniamo intorno al tavolo per mangiare, con i Frati, fratelli, amici, sempre ringraziamo Dio che nuovamente ci sta’ concedendo una cosi’ grande e non ovvia grazia.

Fin che non si vede chi muore o soffre per qualcosa che non e’ effettivamente un diritto difficilmente diveniamo grati per aver ricevuto un dono poiche’non lo riconosciamo come tale.

L’africa colpisce tanto che qualche tempo fa, senza nemmeno accorgermi, automaticamente in segno di gratitudine, giunto dinnanzi a un bel paesaggio ho fatto il segno di croce. Ecco che ti sussurra, non sempre dolcemente, quanto nulla sia diritto ma tutto sia dono, anche l’opportunita’ di godere di una splendida vista. E a ricordarmelo ogni giorno sono i piccoli ciechi che stiamo accogliendo nel nostro progetto.

Riconosciamolo, impariamo a ringraziare e a godere di momento!

Lo stesso avviene poi nell’incontro con i parrocchiani, la gente del villaggio, o i Frati che vengono a trovarci cioe’ogni qual volta nasca occasione per un’amicizia, un rapporto o sostegno. Facilmente ci si rende conto come in Africa non si possa e riesca a fare a meno di un rapporto umano, di un sostegno profondo, soprattutto tra missionari.

Allora qualsiasi incontro Dio ci mette dinnanzi puo’ essere l’incontro che ci cambia o quanto meno influenza la vita. Qui ce ne si rende facilmente conto poiche’ quell’incontro e’ spesso accompagnato da entusiasmo e grande accoglienza. Mentre a volte rischiamo di caricarlo di paura e tensione, tensione per quello che avremmo dovuto o potuto fare invece di spenderci in quel momento.

Ogni incontro puo’ sembrarci casuale, e credo proprio che la casualita’ che si nasconde dietro a cio’ che ci capita, basti pensare se fossiamo stati altrove, o passati di li’ poco dopo, riveli il progetto piu’ grande e misterioso che Dio ha per le nostre vite. Questo ci aiuta a comprendere come non siamo totalmente padroni del nostro andare e della nostra vita.

Ecco che anch’essa, la nostra esistenza, diviene allora vero dono.

In ogni incontro scopriremo un paradiso in cui rifugiarci ed sostare, che ci sapra’ trasformare e crescere.


L’ultimo pensiero che ho vissuto intensamente in queste ultime settimane e profondamente mentre aiutiamo i nostri bimbi disabili del progetto, suona piu’ o meno cosi’: ”ti ringrazio Signore per le immense grazie e fortune di cui immeritatamente mi hai circondato sin dalla nascita. Sono infatti non solo benestante, cresciuto in europa, con ogni gioia e fortuna, ma mi hai dato anche la grande opportunita’ di poter aiutare il proissimo!


Ogni cibo, giornata, incontro, persona,pianto, silenzio, ora, sospiro, possono essere vissuti come una risorsa e un’opportunita’! Sta’ a noi desiderarlo e riconoscerlo.
 
Grazie Africa di avermi aperto gli occhi!

lunedì 14 maggio 2012

Affascinante Rushooka.


Eccomi finalmente con almeno un mese di ritardo, ma pronta per incantarvi con il racconto della affascinante Rushooka.

Partendo da Kampala, comodamente seduta su una leva appuntita, dopo 5 ore di viaggio il primo ricordo di Rushooka è buio, un bel buio fitto in cui ti chiedi: ma “lui” che sta guidando come fa a scansare i buchi che tappezzano questa strada?! il primo ricordo luminoso invece è l’ingresso “a casa” con delle persone che ti aspettano, chi sono chi lo sa, ma lo sapremo.
Terzo ricordo ma non ultimo in graduatoria, la pizza che ci ha accolto calda sulla tavola imbandita, non male visto che ci troviamo in un villaggio sperduto dove non ti sembra di aver visto nemmeno una casa ma solo alberi e boscaglia!

Ma quando il solo sorge…. Rushooka è una distesa di verde, e nelle ore giuste gli alberi di banano risplendono di una sfumatura incredibilmente brillante mentre le loro foglie sembrano tagliate a quel modo proprio per creare un movimento simile a quello delle onde. Non sto enfatizzando, il paesaggio è molto bello, siamo oltre i 1700 metri e le colline intorno sono una cornice molto più bella delle distese secche del nord.
Dopo poche ore ci sentiamo già a casa e siamo già consci della semplicità con cui questi francescani vivono l’accoglienza e i loro rapporti.
Dopo qualche settimana è anche evidente che la gente qui non ha vissuto la guerra, a parte quei pochi scappati dal Rwanda durante il genocidio, questo li rende più liberi, più gioiosi e aperti, certo nulla toglie che ancora oggi dopo 2 mesi e più  sono capaci di fissarci per svariati minuti come se si aspettassero che improvvisamente cominciamo a camminare a testa in giù o a fare cose buffe! Una madre più coraggiosa si è addirittura spinta oltre indicando eccitatissima Giorgio a suo figlio attraverso gli spiragli della nostra siepe: “musungu!” (uomo bianco!). Questo però non limita la loro accoglienza e disponibilità ma fa semplicemente parte del folklore generale!
Senza ombra di dubbio Rushooka e la parte più bella di Uganda in cui abbia avuto l’occasione di stare fin ora, ma purtroppo ciò non cancella la povertà che è di casa anche qui e in alcuni casi l’ignoranza alimentata anche dalla lontananza dai grossi centri del paese. La gente qui vive principalmente di agricoltura e in alcune zone di pastorizia, la vita o la morte sono ancora troppo spesso legate alle buone o alle cattive stagioni. Quando i frati arrivarono qui non c’era nulla solo casupole di paglia o fango sparse su un territorio ampissimo, il posto più lontano della parrocchia in cui ci hanno portato è a due ore di macchina.
Ora grazie alla loro presenza e alla loro perseveranza qui c’è una bellissima chiesa, un centro di incontro per adulti e giovani, un asilo, una scuola, acqua corrente e elettricità e molto di più, tanto entusiasmo e collaborazione.
Abbiamo ricevuto una grande grazia potendo vivere con queste persone, frati ma prima di tutto uomini come noi (giovani, nessuno supera i 40 anni) con un energia che a volte pare inesauribile anche se il mondo qui sa essere “crudele” anche con loro a volte. Non è facile farsi giudici di ciò che è bene o ciò che è male per questa gente, non è facile investire su persone e progetti e a volte restarne delusi, o scegliere chi soffre di più perché tutti non puoi aiutare. Anche noi ci stiamo confrontando con questa fatica, quando alla tua porta si presentano più di 100 persone e tutte hanno un bisogno, di solito un bisogno vitale, non è facile mandare via qualcuno solo perché il suo caso non va bene per il progetto che sta partendo. Quando ti si presenta un ragazzo di 14 anni e ti chiede di aiutarlo con le tasse della scuola perché sua madre l’ha lasciato e il padre è sempre ubriaco, cosa fai gli dici che questo è un progetto per disabili? No, gli dici vediamo che posso fare...e il giorno dopo altre 5 persone vengono e ti chiedono lo stesso! Ma quello che è ammirevole è che se incontri un ragazzo onesto, per quanto giovane è disposto a dimostrarti che è serio, che la sua vita non se la vuole giocare male e se lo aiuti lui può in cambio fare qualcosa, un lavoretto, anche sciocco, nella parrocchia o in qualche progetto, anche se vuol dire fare un ora di strada per raggiungerti. A volte davvero non ci rendiamo conto quante cose diamo per scontate, quante cose nella nostra giovinezza sono state ovvie infondo.
E devo dirvi anche un'altra cosa: non c’è un minuto qui in cui non mi senta inadeguata, quando non so cosa dire alle decine di persone che chiedono aiuto, quando lavoro con le madri dei bimbi disabili e non riesco ad aiutarle, quando passo il tempo con i giovani della parrocchia e so che il 50% di loro è orfano e io invece posso avere tutto ciò che voglio e la mia mamma mi aspetta nella nostra casa con acqua corrente e elettricità. Ma qui mi insegnano che il sentirsi inadeguati non è una tragedia, ma uno stimolo perché domani io possa investire ancora di più, l’unica condizione umana con cui possiamo puntare più in alto. E qui la gente, per quanto sempre guardinga, lo percepisce, nonostante ci sia un “vocabolario intero” a dividerci!
E ora parliamo di questi bimbi che una o due volte a settimana ci raggiungono qui e nonostante quello che facciamo non sia niente di che, sono felici di quel poco che sappiamo dargli. Susan, orfana con un emiparesi e due occhi che dicono tanto, Lilian, autistica e travolgente, Daniel (down) a soli 2 anni e mezzo non cammina ancora ma è capace di intrattenere tutti noi,  Agness, epilettica, ogni movimento che percepisce intorno a sé alza le braccia e saluta, e Anita sordo muta ma più rumorosa di tutti gli altri. Loro e tanti altri con i problemi più svariati, e i loro genitori che hanno deciso di continuare a venire.
La sfida è proprio lì, tornare, accettare il limite del proprio figlio ma non stare a guardarlo, vivere in un posto che non offre niente per questi bimbi ma decidere di provarci, dar loro un luogo che possa quanto meno accoglierli e in cui scoprire i loro limiti e le loro possibilità.
Questo è quello che cerchiamo di fare e quello che anche voi da varese in qualche modo fate tramite noi PER loro. Spero sia possibile tempestarvi di foto al nostro ritorno, non per il gusto del reportage, ma perché anche voi sentiate un po’ sulla vostra pelle il loro tocco (quello più delicato e quello meno!) e il loro sguardo (indagatore!). E vi rendiate conto che quello che si fa anche da lontano, un appoggio, una preghiera, un offerta, è fatto per qualcuno… proprio per quella bimba lì che sale con i piedi pieni di terra sui materassi appena puliti, o per quel bimbo lì, che se ti distrai un attimo ti mangia il didò: qualcuno di reale, di unico, un incontro che è anche vostro che ci siete vicini.


Prossimamente a Rushooka?

Due fantastici viaggio a Mbarara, con pulmino ad alta tecnologia con due squadre di bambini pronti per un consulto specialistico, chi per gli occhi, chi per i piedini, chi per problematiche più complesse. Non sembreremo di certo la nazionale under 15 di Rushooka ma ci faremo valere!



venerdì 27 aprile 2012

Dare Valore tramite l’Amore

Abbiamo iniziato da qualche settimana ad accogliere in un piccolo progetto circa trenta bambini con varie disabilità. Prima di buttarci in quest’idea con serenità ci siamo domandati a chi avremmo voluto dedicare il nostro tempo, passione e amore.

Ci rispondemmo: “agli Ultimi!”.

Così abbiamo deciso di gettare qualche seme tra gli ultimi discriminati qui in Uganda che sono i disabili, i ciechi e i sordo muti.

Guardando questi bambini con lo sguardo di un padre ho pensato innanzitutto che se sono ritenuti gli Ultimi non è per causa loro, ma è il giudizio che la cultura e gli uomini gli danno che purtroppo li discrimina ed emargina. Persino i loro genitori, anche causa la realtà in cui vivono, li rendono spesso ultimi nascondendoli con vergogna e timore.

Questo per consapevolizzarci che il nostro sguardo e atteggiamento hanno un potere che può essere fortemente giudicante. Insieme alla cultura della produttività possono rendere queste persone ultime e non guardate per il loro reale esistere, qui ed ora, nelle loro gioie e sofferenze.

Purtroppo il giudizio negativo fa si che questi esseri umani vengano ritenuti come esseri senza valore e senza utilità.

Chi ci sta affidando il suo figlio ‘malato’ in queste settimane fatica a comprendere come noi vogliamo provare a riconoscergli un valore, donandogli l’amore che non hanno mai, ancora, ricevuto e guardarli come Dio guarda e benedice tutti i suoi figli: “Questo è il Figlio mio, l’Amato (il Prediletto): in lui ho posto il mio compiacimento”. (Mt 3, 17)

Si domandano invece come è possibile che non siamo in grado di guarirli, trasformarli, e renderli validi. Questo significa che ai loro occhi appaiono come malati (da guarire), mostri (da trasformare) e invalidi (senza utilità). I loro cuori invece, seppur giustamente con tanta fatica, dovrebbero essere capaci di amarli per quello che davvero sono: i loro piccoli e i piccoli di Dio.

Noi sappiamo, anche grazie alla cultura e studio, che non possiamo operare una guarigione ma abbiamo il grande sogno e dovere di amarli, stargli vicino, comunicargli a parole e gesti il nostro amore perché per noi sono gli “Amati”, i “Prediletti”!

Far trasparire questo amore agli occhi dei loro genitori significa pian piano permettere che li riscoprano con gli occhi di Gesù.

O semplicemente con gli occhi di chi come noi in questi giorni sta passando molte ore assieme a loro: abbiamo incontrato bimbi curiosissimi, gioiosissimi, a volte timidi ma assolutamente teneri e desiderosi di affetto, che si appartano con le bambole che gli abbiamo regalato e che curano con l’amore di una madre.

Ai nostri cuori ora sono realmente i ‘primi’.

Stiamo quindi molto attenti quando guardiamo qualcuno perché lo riteniamo ‘diverso’, poiché lui non è ‘ultimo’, ma lo diventa sotto la pressione schiacciante di un nostro sguardo giudicante e categorizzante che potrebbe invece con l’amore di un gesto renderlo ‘primo’ per se stesso e agli occhi di chi lo osserva.

Mai più disabili o ultimi, non esistono preferenze nella Sua Casa, tutti siamo gli Amati e i Prediletti!!

Impegniamoci a fare in modo che non sia il nostro sguardo a trasformare chi ci sta accanto e potrebbe quindi essere per noi un grande dono in ultimo ed emarginato ma in primo ed amato!





domenica 22 aprile 2012

Foto della Chiesa e della parrocchia


Vista del centro villaggio


Chiesa parrocchia da alto

Chiesa della parrocchia
Chiesa della parrocchia


Panorama del villaggio dove siamo noi dall alto, nome villaggio é Rushooka
Panorama del villaggio dove siamo noi dall alto, nome villaggio é Rushooka

Arrivo via crucis

Via crucis con ragazzi
Oratorio piccolo davanti a convento 

Primo giorno progetto e incontro con disabili,e bimbi ciechi o sordo muti!

Lavaggio mani prima pranzo bimbi disabili!

Pranzo con bimbi disabili

Io con bimbi nella sala dove abbiamo iniziato progetto

Marta al lavoro negli incontri per capire problema bimbo!

Questo é invece incontro con responsabili della chiara che si vuole costruire con offerte del raccolto dell olio di santo Imerio di quest anno!