Abbiamo iniziato da qualche settimana ad accogliere in un piccolo progetto circa trenta bambini con varie disabilità. Prima di buttarci in quest’idea con serenità ci siamo domandati a chi avremmo voluto dedicare il nostro tempo, passione e amore.
Ci rispondemmo: “agli Ultimi!”.
Così abbiamo deciso di gettare qualche seme tra gli ultimi discriminati qui in Uganda che sono i disabili, i ciechi e i sordo muti.
Guardando questi bambini con lo sguardo di un padre ho pensato innanzitutto che se sono ritenuti gli Ultimi non è per causa loro, ma è il giudizio che la cultura e gli uomini gli danno che purtroppo li discrimina ed emargina. Persino i loro genitori, anche causa la realtà in cui vivono, li rendono spesso ultimi nascondendoli con vergogna e timore.
Questo per consapevolizzarci che il nostro sguardo e atteggiamento hanno un potere che può essere fortemente giudicante. Insieme alla cultura della produttività possono rendere queste persone ultime e non guardate per il loro reale esistere, qui ed ora, nelle loro gioie e sofferenze.
Purtroppo il giudizio negativo fa si che questi esseri umani vengano ritenuti come esseri senza valore e senza utilità.
Chi ci sta affidando il suo figlio ‘malato’ in queste settimane fatica a comprendere come noi vogliamo provare a riconoscergli un valore, donandogli l’amore che non hanno mai, ancora, ricevuto e guardarli come Dio guarda e benedice tutti i suoi figli: “Questo è il Figlio mio, l’Amato (il Prediletto): in lui ho posto il mio compiacimento”. (Mt 3, 17)
Si domandano invece come è possibile che non siamo in grado di guarirli, trasformarli, e renderli validi. Questo significa che ai loro occhi appaiono come malati (da guarire), mostri (da trasformare) e invalidi (senza utilità). I loro cuori invece, seppur giustamente con tanta fatica, dovrebbero essere capaci di amarli per quello che davvero sono: i loro piccoli e i piccoli di Dio.
Noi sappiamo, anche grazie alla cultura e studio, che non possiamo operare una guarigione ma abbiamo il grande sogno e dovere di amarli, stargli vicino, comunicargli a parole e gesti il nostro amore perché per noi sono gli “Amati”, i “Prediletti”!
Far trasparire questo amore agli occhi dei loro genitori significa pian piano permettere che li riscoprano con gli occhi di Gesù.
O semplicemente con gli occhi di chi come noi in questi giorni sta passando molte ore assieme a loro: abbiamo incontrato bimbi curiosissimi, gioiosissimi, a volte timidi ma assolutamente teneri e desiderosi di affetto, che si appartano con le bambole che gli abbiamo regalato e che curano con l’amore di una madre.
Ai nostri cuori ora sono realmente i ‘primi’.
Stiamo quindi molto attenti quando guardiamo qualcuno perché lo riteniamo ‘diverso’, poiché lui non è ‘ultimo’, ma lo diventa sotto la pressione schiacciante di un nostro sguardo giudicante e categorizzante che potrebbe invece con l’amore di un gesto renderlo ‘primo’ per se stesso e agli occhi di chi lo osserva.
Mai più disabili o ultimi, non esistono preferenze nella Sua Casa, tutti siamo gli Amati e i Prediletti!!
Impegniamoci a fare in modo che non sia il nostro sguardo a trasformare chi ci sta accanto e potrebbe quindi essere per noi un grande dono in ultimo ed emarginato ma in primo ed amato!



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