A lasciarci queste parole fu un uomo che per primo si sorprese di cio’ che arrivo’ a fare, partendo dal solo desiderio arricchito della speranza in Dio.
La sera sotto il cielo equatoriale si riesce ad ammirare uno spettacolo grandioso. Il profondo blu raggiunge un’intensita’ straordinaria e le sue stelle brillano a festa. Non impedito da occupazioni, dopo cena, approfitto per pregare e passeggiare sereno, nella solitudine, mirando il creato. Giorni fa la luna risplendeva in tutta pienezza ed illuminava a giorno. La stessa luna che piu’ di duemila anni fa fisso’ coi suoi occhi anche Cristo e che l’uomo poi ha ‘conquistato’.
Riflettevo su come certamente tanti degli uomini che abitano da queste parti e vivono in capanne, non sappiano o possano immaginare che l’uomo sia giunto sin lassu’. E come abbia fatto!?
Noi occidentali invece conosciamo bene le nostre potenzialita’ e vette raggiunte, forse anche per questo a volte, ci sentiamo per alcuni versi, la cultura centrale, unica, domininte, invincibile, ove invece se facciamo quantomeno una valutazione numerica siamo quella inferiore.
Credo Dio nel creato ci richiami all’essenziale e a riconoscere la nostra fragilita’: “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i piu’ robusti, e il loro agitarsi e’ fatica e delusione; passano presto e noi voliamo via”.(Salmo 89)
Nel cielo notturno infatti accanto alla luna, come su un’unica superficie, vi ha posto le stelle quasi a ricordarci: “fin li siete arrivati, ma la’ non arriverete mai”.
Questi semplici uomini a volte privati perfino della loro dignita’, non conoscono l’immensa potenzialita’ del genere umano e pur vivendo continuamente sulla loro pelle la terribile caducita’ dell’essere non smettono di confidare totalmente in Dio: per un viaggio sicuro, un buon raccolto o una notte serena. Ancora piu’ meravigliosamente non smettono di benedire, lodare e ringraziare di quel poco (cibo), o tanto (vita), che Dio ogni giorno gli dona!
La loro Vita e’ come un soffio, ma in quanto tale non e’ diversa dalla nostra che si rivela altrettanto fragile e non nelle nostre mani, anche se siamo portati a riconoscerlo solo quando ci capita qualche sventura. Gesu’ invece ci ricorda: “ Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta! Non preoccupatevi dunque del domani, perche’ il domani si preoccupera’ di se stesso.” (Mt 6, 31-34)
Capita ingenuamente che rischiamo di giudicare troppo facilmente chi e’ piu’ povero, debole e indifeso di noi. Secondo quale criterio stabiliamo pero’ se una vita o un’esistenza assuma o meno valore? Dal titolo di studio forse o dal lavoro, o dalla posizione sociale e vestiti? O dalle emozioni o repulsioni che riceviamo da questa?
Possiamo restare legati al soggettivo per dare una valutazione sul valore di un’esistenza?!
No, esiste un oggettivita’: siamo tutti fratelli. Perche’ chiunque fa la volonta’ del Padre mio che e’ nei cieli, egli e’ per me fratello!
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carita’, non sarei nulla. (1 Cor 13,2)



