SE CAPITI IN QUESTE PAGINE fermati un minuto, SENTITI
CHIAMATO A LEGGERLE, POTREBBE ESSERE LA TUA ‘CHIAMATA’ AD ESSERE MISSIONARIO.
Ormai siamo di
ritorno ma la nostra missione è solo all’inizio.
Come affermava
Henry Nouwen: “domandare a qualcuno dei soldi è offrirgli l’opportunità di
mettere le loro risorse a disposizione del regno di Dio”. È lasciare che
possano incontrare Dio, che si santifichino, condividano e compiano il loro
ministero, e io aggiungo, la loro missione!
Così è stato anche
per noi.
Vorrei quindi
coinvolgere tutti voi a cui queste poche righe
capiteranno sotto gli occhi. La coincidenza che ha fatto si che leggiate queste
parole non è da considerarsi tale, ma più probabilmente una chiamata di Dio a
coinvolgervi: è una vocazione!
Vocazione che vi
chiama ad essere missionari con noi, e a far si che non passiate queste pagine
senza lasciarvi interrogare e ferire.
FERIRE come è ferito
Josaphat dalle bruciature che gli hanno rovinato la pelle, poiché per la sua
disabilità si è trovato nelle mani di uno stregone e non in un centro per
disabili.
Perché? Solamente perché un centro per dasabili in
Uganda ancora non esiste!
FERITI dal buio come gli
occhi di Pius, bimbo splendido con la sindrome di Dawn, che hanno sofferto per
anni sino a quando finalmente, entrato nel nostro progetto, ha lasciato per la
prima volta la capanna potendo così vedere e scoprire la luce ed altri bambini.
FERITI come Nazare,
spastica e paralizzata, orfana con una nonna che non riesce a prendersi cura di
lei. Intelligente e vivace, capisce tutto, vive il suo abbandono e il suo
essere costretta tra mille dolori sempre sdraiata sul suolo senza nemmeno un
materasso.
FERITI come Patricia, spesso picchiata poiché non capisce, certo è ritardata,
non può capire tutto e nemmeno capirà il significato della parola amore se
nessuno le darà mai una nuova casa e famiglia, un luogo dove possa vivere
serena la sua età e diversità.
Ecco il nostro
progetto è ambizioso:
il primo e unico centro per disabilità gravi in Uganda.
Non può più il mio
cuore accettar di vedere bambini trattati peggio delle bestie solo perché non valgono
nulla, non rendono nulla e per la loro splendida diversità.
Un centro che accolga
questi bimbi, li cresca, li educhi, gli dia una famiglia, gli doni quella
parola per i nostri figli così scontata: AMORE!
Passo per passo ci
serve tanta generosità e sostegno ma non abbiamo paura confidiamo nella
provvidenza.
I primi 15.000 euro sono fondamentali, ci servirebbero il prima possibile e faremo di tutto per raccoglierli
confidando anche nel vostro aiuto, poiché abbiamo già individuato un terreno
sufficientemente grande. Questo suolo ci servirà per porre le radici di un
progetto nascente che darà presto grandi frutti.
In questo spazio
oltre al centro per i nostri bimbi, vorremmo veder nascere un bell’oratorio
così che i disabili possano scoprire i giovani ‘abili’, e dove gli abili
possano finalmente aprirsi alla realtà dei piccoli disabili, gettando così anche
le radici per un primo grande cambiamento sociale.
Non dimentichiamoci
mai della piccola Madre Teresa di Calcutta che parlava di gocce, e lei con le
sue piccole gocce ha creato in tanti cuori un oceano di amore e speranza.
Affiancheremmo al
centro uno spazio per permettere a chiunque di poter venire dall’Italia per visitare,
lavorare o solo condividere le nostre gioie e il nostro/vostro cammino di
missione. Questo centro sarà quindi anche per voi! Noi!
Un bel progetto
anche per permettere a molti giovani italiani di scoprire le realtà dell’africa.
Una buona notizia,
abbiamo già i nostri missionari pronti a farsi carico del progetto e del lavoro.
Scherzi a parte io e Marta non appena raccolti i fondi necessari siamo pronti a
tornare per seguire e servire questo progetto di Dio, in supporto ai primi
responsabili del progetto stesso che con entusiasmo l’hanno fortemente voluto:
i Frati Minori Francescani (OFM) della provincia d’Africa San Francesco
d’Assisi.
Per aiutarci
contattateci, non può esistere un dono
grande senza un incontro e condivisione, noi siamo sempre disponibili, per
idee, per parlare, raccontare, ascoltare e imparare!
Giorgio e Marta

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