Non lasciatevi scoraggiare da coloro che, delusi dalla
vita sono diventati sordi ai desideri più profondi e autentici del loro cuore.
(Giovanni Paolo II)
Quando torno in un luogo o nazione in cui sono già
stato,sopratutto se lontano da casa, poiché il cambiamento è totale: climatico, sociale, culturale, mi
sembra, nella testa e nel cuore, di averlo messo in 'pausa' per anni e solo ora
farlo ripartire e rivivere. E con lui le persone che lo abitano!
Contemporaneamente il luogo da cui sono partito entra in
stand-by, come se nulla si muovesse, ma tutto aspettasse il mio ritorno. E così
quando partirò da qui alla volta dell'Italia presto sfumerò inevitabilmente
tutto ciò in cui ora sono totalmente immerso.
Questa sensazione, che sembra banale, è per sottolineare
quanto siamo legati, costretti nel corpo. La nostra realtà, l'essenza, il
nostro esistere, qui e ora, sono totalmente intessuti nel nostro corpo, nella
carne.
Però bensì costretti nel corpo non dobbiamo esserne
prigionieri per non smettere di godere dell'immensità dell'assoluto.
Un grande maestro che ho avuto la fortuna di leggere, mi
ha insegnato un metodo per essere tutto e ovunque. Quest'uomo fu missionario
nel mondo ed un giorno iniziò a soffrire per tutte le sofferenze che aveva
incontrato, ma non risolto, durante tutta la sua vita. Dopo anni arrivò ad
affermare che l'uomo non può e non deve rammaricarsi o persino soffrire
(eccessivamente) per quel male che incontra ma rispondere a questo sentendosi
chiamato, ora e dove si trova, a fare al meglio qualsiasi cosa stia facendo:
dalla più missionaria e caritatevole, a lavare i piatti o pettinarsi. Cioè
rispettare al massimo quel grande dono che é la vita, che qui é stata
incanalata in quel corpo, che ora costringiamo, per noi e per il mondo, a dare
il meglio che può in ogni azione. Questo però non vuol dire essere perfetti. Ma
desiderare la perfezione, la santità, con tutti i nostri limiti e dolori!
La seconda arma in nostro possesso, e sono due in realtà,
per me parallele, che superano e abbattono i confini del nostro corpo: sono la
preghiera e l'amore. Preghiera é amore, proprio perché siamo incapaci di amare
tutto il mondo, la preghiera permette di farlo. E l'amore è preghiera, perché
amando noi e le vite dei fratelli, ringraziamo Dio per averli creati!
Troppe poche volte diciamo a chi amiamo, anche ai
famigliari, forse per troppa vergogna, il riconoscimento a parole del loro
essere grande dono per noi: 'Grazie che esisti, grazie che ci sei!'

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