martedì 6 marzo 2012

Grazie di Esistere


Non lasciatevi scoraggiare da coloro che, delusi dalla vita sono diventati sordi ai desideri più profondi e autentici del loro cuore. (Giovanni Paolo II)

Quando torno in un luogo o nazione in cui sono già stato,sopratutto se lontano da casa, poiché il cambiamento è  totale: climatico, sociale, culturale, mi sembra, nella testa e nel cuore, di averlo messo in 'pausa' per anni e solo ora farlo ripartire e rivivere. E con lui le persone che lo abitano!
Contemporaneamente il luogo da cui sono partito entra in stand-by, come se nulla si muovesse, ma tutto aspettasse il mio ritorno. E così quando partirò da qui alla volta dell'Italia presto sfumerò inevitabilmente tutto ciò in cui ora sono totalmente immerso.
Questa sensazione, che sembra banale, è per sottolineare quanto siamo legati, costretti nel corpo. La nostra realtà, l'essenza, il nostro esistere, qui e ora, sono totalmente intessuti nel nostro corpo, nella carne.
Però bensì costretti nel corpo non dobbiamo esserne prigionieri per non smettere di godere dell'immensità dell'assoluto.
Un grande maestro che ho avuto la fortuna di leggere, mi ha insegnato un metodo per essere tutto e ovunque. Quest'uomo fu missionario nel mondo ed un giorno iniziò a soffrire per tutte le sofferenze che aveva incontrato, ma non risolto, durante tutta la sua vita. Dopo anni arrivò ad affermare che l'uomo non può e non deve rammaricarsi o persino soffrire (eccessivamente) per quel male che incontra ma rispondere a questo sentendosi chiamato, ora e dove si trova, a fare al meglio qualsiasi cosa stia facendo: dalla più missionaria e caritatevole, a lavare i piatti o pettinarsi. Cioè rispettare al massimo quel grande dono che é la vita, che qui é stata incanalata in quel corpo, che ora costringiamo, per noi e per il mondo, a dare il meglio che può in ogni azione. Questo però non vuol dire essere perfetti. Ma desiderare la perfezione, la santità, con tutti i nostri limiti e dolori!
La seconda arma in nostro possesso, e sono due in realtà, per me parallele, che superano e abbattono i confini del nostro corpo: sono la preghiera e l'amore. Preghiera é amore, proprio perché siamo incapaci di amare tutto il mondo, la preghiera permette di farlo. E l'amore è preghiera, perché amando noi e le vite dei fratelli, ringraziamo Dio per averli creati!

Troppe poche volte diciamo a chi amiamo, anche ai famigliari, forse per troppa vergogna, il riconoscimento a parole del loro essere grande dono per noi: 'Grazie che esisti, grazie che ci sei!'

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