lunedì 30 gennaio 2012

MANCANZA DEI CARI


MANCANZA DEI CARI
Da al mondo il meglio di te,
e forse sarai preso a pedate:
non importa,  da il meglio di te!
(Beata Madre Teresa di Calcutta)

I primi giorni non sono mai facili: il primo giorno di un bimbo appena dato alla luce, il primo giorno di scuola, il primo giorno di un nuovo lavoro…qualcosa della sicurezza del giorno prima viene a mancare. Si incontra il vuoto, la paura, l’insicurezza. Nel mio caso la malinconia, l’amore e voglia di casa, del suo calore. Come se il mondo non avesse perché’ e tutto ruotasse solo intorno a noi. Come non ci volesse più e fossimo presi a pedate secondo le parole della santa di Calcutta.
Perfino la fede su cui sono radicato traballa come fossero trampoli  a sostenermi. Eppure sono via solo da pochi giorni, ma la paura inganna.

Non è l’amore che manca, rimane anche con la distanza, lo si può vivere e praticare anche nella preghiera per chi si ama, quello che viene meno è il contatto umano. Quella forza che scaturisce quando due esseri vivono una relazione che oltre il sentimento dona anche la presenza fisica, la comunione!

Noi uomini siamo fragili e spesso solo nella sofferenza ci rendiamo conto di quanto manchi e sia essenziale ciò che noi diamo per scontato, come l’affetto dei nostri cari.
Così mi riprometto di voler approfittare di ogni momento, oggi e quando tornerò casa, per dare il meglio di me affinché’ nella relazione possa godere e donare quanto più amore possibile!
Questo ancora una volta si riassume nelle Sue parole: “Amatevi!” (Gv 13,34)

Per approfondire alcune sensazioni dei primi giorni d’Africa e trovare consolazione per quell’amore che c’è ma  come per un circuito elettrico interrotto non accende la lampadina, leggo: “Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte”. (2Cor 12)

 Così immagino quante volte Maria, che a lungo aveva meditato nel suo Immacolato Cuore, si sia domandata: “perché figlio mio, perché’ proprio in quel dolore dovevi redimere il mondo!?”.
Mi consola perché il dolore e le fatiche, se pensiamo per esempio proprio alla sofferenza dell’Africa, non sempre trovano spiegazioni razionali, forse nemmeno Maria ne ha subito avute, ma sempre trovano compimento in Cristo e nel suo Amore!

Giorgio

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